Vino, allarme dazi in USA



La Us Wine Trade Alliance, l'organizzazione che rappresenta i distributori e gli importatori di vino negli Stati Uniti, ha rivolto una ferma richiesta al rappresentante del Commercio del governo americano, Jamieson Greer. L'obiettivo dell'appello è ottenere l'esclusione del comparto enologico dai potenziali dazi sulle importazioni che l'amministrazione guidata da Donald Trump sta pianificando di introdurre. Il provvedimento fiscale verrebbe applicato sfruttando la Sezione 301 del Trade Act del 1974, una strategia normativa che la presidenza sta valutando per preservare l'impianto tariffario istituito nell'aprile del 2025, dopo la netta bocciatura subita da parte della Corte Suprema. La presa di posizione scritta dei distributori d'oltreoceano è giunta a ridosso del termine ultimo fissato per la presentazione dei pareri e delle contestazioni all'indagine ministeriale ufficiale. La misura in discussione potrebbe imporre tasse doganali aggiuntive comprese tra il 10% e il 12,5% su svariate categorie di merci provenienti da circa sessanta nazioni, finite sotto la lente d'ingrandimento del governo per presunte violazioni e mancate tutele dei diritti dei lavoratori.
All'interno del documento inviato a Washington, l'associazione di categoria ha confermato la propria totale opposizione all'introduzione di barriere tariffarie sui vini confezionati in bottiglia, sollecitando in particolar modo l'inserimento dei vini di fascia premium nell'elenco dei prodotti esentati dalla sovrattassa. A supporto di questa richiesta, i professionisti del settore hanno spiegato come per molte imprese statunitensi la commercializzazione delle etichette straniere rappresenti una quota vitale del giro d'affari, arrivando in molti casi a coprire tra il 60% e il 70% delle entrate complessive. Il fenomeno è strettamente legato alla forte domanda dei consumatori per una selezione globale diversificata, che la sola produzione vinicola statunitense non sarebbe strutturalmente in grado di soddisfare. Secondo l'analisi dell'alleanza del trade, un catalogo vario e credibile è una condizione imprescindibile per garantire la stabilità economica delle imprese di distribuzione. La presenza di un solido assortimento estero funge infatti da traino commerciale: è proprio l'interesse dei buyer verso i vini importati a creare le condizioni di mercato ottimali che consentono poi di collocare e vendere con successo anche i prodotti enologici nazionali nei ristoranti e nella grande distribuzione. L'applicazione dei dazi, di conseguenza, rischierebbe di inceppare questo delicato meccanismo, finendo per danneggiare gli stessi produttori made in USA.

Fonte: Gambero Rosso