Ondate di calore: le 10 proposte del Coordinamento FREE



Il Coordinamento FREE ha presentato un pacchetto di dieci misure urgenti per colmare il ritardo normativo dell'Italia sul fronte dell'emergenza climatica, evidenziando la necessità di superare la gestione occasionale delle ondate di calore a favore di una pianificazione strutturata.

"A differenza della Francia, dove piani nazionali di adattamento si susseguono dal 2011, elaborati a seguito della canicola del 2003, e sono declinati in piani clima‑energia territoriali obbligatori, l'Italia è arrivata tardi a un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) approvato e non ha una legge climatica organica che renda giuridicamente vincolanti traiettorie e obiettivi. È per questo motivo che il Coordinamento FREE propone dieci misure da attuare con urgenza per non farci trovare impreparati in occasione dei prossimi eventi climatici", ha riferito il presidente del Coordinamento FREE, Attilio Piattelli.

1.Riconoscere il caldo estremo come emergenza climatica strutturale: è indispensabile considerare le ondate di calore come una calamità permanente e un rischio sistemico per l'intero Paese, collegandole stabilmente alle attività della protezione civile per tutelare i diritti elementari alla salute, alla casa e alla sicurezza sul lavoro.
2.Una legge climatica organica con un capitolo "caldo estremo": si richiede l'introduzione di una normativa quadro sul clima che renda vincolante il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, introducendo l'obbligo per lo Stato, le Regioni e i Comuni di pianificare e rendicontare gli interventi contro le temperature estreme e i periodi di siccità.
3. Rendere operativo e cogente il PNACC sul rischio caldo‑salute: occorre trasformare il Piano di adattamento da semplice documento di indirizzo a testo prescrittivo, stabilendo traguardi numerici precisi per l'abbattimento della mortalità estiva e imponendo l'adozione di strategie locali di contrasto su tutto il territorio.
4.Piano nazionale caldo 2.0, multisettoriale e integrato: il programma ministeriale contro le ondate di calore deve evolvere includendo non solo la sanità, ma anche il mondo del lavoro, le scuole, i trasporti, l'edilizia e i servizi di pubblica utilità, lavorando in perfetta sinergia con la protezione civile e i piani di riqualificazione urbana.
5.Cabina di regia nazionale "caldo e salute": al fine di superare l'attuale frammentazione delle competenze tra ministeri e amministrazioni locali, serve istituire un organo di coordinamento centrale presso la Presidenza del Consiglio, incaricato di gestire in modo strategico i fondi e le politiche sanitarie e climatiche.
6.Giustizia climatica: proteggere i più esposti, la normativa deve riconoscere tutele giuridiche specifiche e corsie preferenziali di investimento per le fasce di popolazione più fragili, come gli anziani, i malati cronici, i lavoratori all'aperto e chi risiede in contesti urbani degradati, privi di alberature e con abitazioni soggette a surriscaldamento.
7.Programma "alloggi frescos" e scuole resilienti: è necessario avviare un piano nazionale per l'adeguamento termico dell'edilizia residenziale pubblica e sociale, riducendo l'impatto delle temperature senza impennare i consumi elettrici, prevedendo inoltre capitoli di spesa specifici per asili, scuole e strutture ospedaliere.
8.Città resilienti al caldo, infrastrutture verdi/blu e rifugi climatici: il Piano di adattamento deve fissare parametri urbanistici obbligatori per incrementare le aree verdi, preservare i corsi d'acqua cittadini e utilizzare materiali riflettenti, garantendo la presenza di spazi pubblici refrigerati all'interno di ogni quartiere.
9.Lavoro e servizi essenziali: continuità e sicurezza: servono regole contrattuali rigide sulla sicurezza professionale, introducendo limiti di temperatura precisi per riorganizzare o fermare i turni di lavoro più a rischio, affiancati da piani di continuità energetica per ospedali, trasporti e gestione dei rifiuti durante i picchi termici.
10.Binomio adattamento–decarbonizzazione: le misure di protezione del territorio devono procedere di pari passo con l'abbandono delle fonti fossili. Si propone di bloccare i nuovi progetti legati a gas e carbone, azzerare i sussidi ambientalmente nocivi e innalzare i traguardi di transizione ecologica previsti dal piano energetico nazionale.