Il comparto italiano delle bioplastiche compostabili si trova a un giro di boa cruciale. Dopo oltre dieci anni di espansione ininterrotta, il settore manifesta i primi segnali di assestamento, inserendosi in un contesto internazionale sempre più competitivo e incerto.
Durante il terzo Forum delle Bioplastiche Compostabili, organizzato a Roma da Assobioplastiche e dal Consorzio Biorepack, è emerso chiaramente come la semplice sostenibilità ambientale non sia più sufficiente.
Per mantenere la propria leadership, le aziende italiane devono trasformare radicalmente il proprio modello di business.
I dati macroeconomici elaborati da Plastic Consult indicano che il 2025 ha segnato una battuta d'arresto per la filiera nazionale, che oggi conta 252 imprese e meno di tremila dipendenti, registrando lievi flessioni nel fatturato, nell'occupazione e nei volumi di produzione. Questa contrazione coincide con un'esplosione dell'offerta asiatica: la Cina ha triplicato la produzione di plastiche biobased in soli tre anni, toccando i 2,5 milioni di tonnellate.
Di fronte a una tale capacità di scala, la competizione basata unicamente sul prezzo è impraticabile. Gli esperti della SDA Bocconi School of Management, che hanno curato l'indagine presentata al Forum, evidenziano il rischio di considerare questi materiali come semplici beni di consumo standardizzati (commodity). La vera svolta strategica risiede nel riposizionamento del prodotto all'interno di servizi ecologici e in una forte integrazione con i settori di punta del Made in Italy, come l'agroalimentare, la cosmesi e la farmaceutica.
Nonostante la tecnologia sia la leva principale per differenziarsi, la ricerca Bocconi rileva una nota critica: solo il 7% degli operatori intervistati considera lo sviluppo di nuove applicazioni una priorità assoluta. Esistono quindi ampi margini per investire nel miglioramento delle proprietà tecniche dei manufatti - come la resistenza termica e le doti meccaniche - senza perdere di vista la sostenibilità economica.
Dal punto di vista ambientale, le bioplastiche compostabili offrono un contributo fondamentale contro la dispersione di microplastiche. Se gestite correttamente attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica, si inseriscono perfettamente nei cicli biologici, aiutando a rigenerare i suoli agricoli tramite il compost e a produrre energia pulita sotto forma di biometano.
I dati del 2025 confermano l'efficacia di questo modello di responsabilità estesa del produttore:
Tasso di riciclo: Gli imballaggi in bioplastica compostabile hanno raggiunto una quota di riciclo del 52,5%, superando i parametri richiesti dall'Unione Europea.
Copertura del servizio: Gli accordi con le amministrazioni locali coprono quasi l'80% dei Comuni, garantendo l'accesso alla raccolta differenziata a oltre il 90% dei cittadini.
In occasione del Forum, l'impegno della filiera è stato celebrato anche attraverso il conferimento di attestati di merito a tre realtà aziendali (Agriplast, Polycart e Progeva) che si sono distinte rispettivamente nella quantificazione dell'impatto ambientale, nella sperimentazione di nuovi prodotti e nello sviluppo del riciclo organico. La sfida per il futuro, come ricordato dai vertici del consorzio, sarà tradurre questo patrimonio di competenze in un vantaggio competitivo stabile e riconoscibile a livello globale.